Carl Spitzweg, Mercoledì delle Ceneri, 1855-1860, Staatsgalerie di Stoccarda

LASCIAMO CADERE LE MASCHERE

I bagordi carnevaleschi sono finiti. Il nostro buon Arlecchino è finito in gattabuia. Viene sempre l’ora di togliersi la maschera e indossare i panni dell’essenzialità e della verità.
Arlecchino è fortunato: quell’ora che sta vivendo è più vera di tutte le altre.
Ciò che conta è coglierla: è l’invito della Quaresima. Vivremo 40 giorni come un inno all’essenzialità del vero, con la passione per una Parola fondata, misurata, capace di edificare. Lasciamo cadere le maschere.
Arlecchino ha il costume più bello e più popolare al mondo ed è stato realizzato con gli scampoli di stoffa dei compassionevoli, di quelli che hanno dato del loro, solo un pezzetto, forse, ma lo hanno dato. Così siamo noi tutti: nessuno sarebbe quello che è se non avesse ricevuto qua o là pezzetti di aiuto, di incoraggiamento, di sprone a continuare.
La brocca davanti alla maschera ci parla: “Togli anche l’abito vecchio e indossiamo l’abito nuovo della veste battesimale. Sii grato per il Battesimo che hai ricevuto e spendilo nella comunione della Chiesa! Tendi l’orecchio: ciò che suona in questo tempo di grazia non è la musica assordante del Carnevale, ma quella liberante del Vangelo! Ascoltala, danzala, lasciati cambiare…”.