L’aratro dell’Avvento 2019

NATALE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

O uomo, perché hai di te un concetto così basso,
quando sei tanto prezioso per Dio?
Perché mai, tu che sei così onorato da Dio,
ti spogli irragionevolmente del tuo onore?
Perché indaghi da che cosa sei stato tratto
e non ricerchi per qual fine sei stato creato?
Tutto questo edificio del mondo, che i tuoi occhi
contemplano, non è stato forse fatto per te?…
Nasce dunque Cristo,
per reintegrare con la sua nascita la natura decaduta.
Accetta di essere bambino, vuole essere nutrito,
passa attraverso i vari stadi dell’età
per restaurare l’unica perfetta duratura età,
quella che egli stesso aveva creato.
Regge l’uomo,
perché l’uomo non possa più cadere.
Fa diventare celeste
colui che aveva creato terreno.
Fa vivere dello Spirito divino
chi aveva soltanto un’anima umana.
E così lo innalza tutto fino a Dio
perché nulla più rimanga nell’uomo
di ciò che in lui v’è di peccato, di morte, di travagli,
di dolore, di terra, per mezzo di nostro Signore Gesù Cristo
che vive e regna con il Padre nell’unità dello Spirito Santo,
ora e sempre per gli infiniti secoli dei secoli.

San Pietro Crisologo (380 – 450)

QUARTA DOMENICA

L’aratro ha innescato un movimento di vita e di futuro a servizio del seme.
E’ la sua tenace forza che giorno dopo giorno conquista il futuro e la terra fiorisce.
Il colore del fiore, la bontà del frutto sono il segno atteso,
che ci conferma nella fiducia che abbiamo dato al seme.
Anche nel nostro itinerario di Avvento c’è un segno:
“La vergine concepirà e partorirà un figlio”.
Nel Bambino che è alle porte si compie il sogno di Dio,
diventano vere le promesse,
si conferma la fiducia in quel Regno
che sta smuovendo la terra, aprendola, fecondandola, salvandola.
Come Giuseppe, non abbiate paura di prendere con voi “il bambino e sua madre”!
A chi accoglie il “segno”
il Verbo dà “potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati”
(Gv 1, 12-13).

TERZA DOMENICA

Il passaggio dell’aratro invoca costanza…
Senza di essa come si potrebbe coltivare il futuro?
“Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore.
Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza
il prezioso frutto della terra, finché abbia ricevuto le prime e
le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate
i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina”
(Gc 5, 7-8).
Spunta un germoglio e si accende il sorriso:
ecco perché la costanza, ecco la potenza del seme!
C’è vita nel progetto di Dio; solo quella lui cerca,
per quella ci viene incontro, in ogni uomo e in ogni tempo,
perché possiamo vivere, pienamente, intensamente.
“Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa”
(Is 35,1).
E’ finita l’aridità per chi scopre la venuta del Signore,
è finito il grigiore di una vita sterile,
perché ci sorprende il Germoglio del Regno.
“Ecco un uomo che si chiama Germoglio:
fiorirà dove si trova
e ricostruirà il tempio del Signore”
(Zc 6,12).
Gesù è il crocevia di ogni germoglio,
il senso di ogni piccolo passo di futuro.
Giovanni ci accompagna ad accoglierlo,
perché la sua venuta vinca le nostre paure
e accenda i nostri sogni.
“Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore: Coraggio, non temete!”
(Is 35, 3-4).

SECONDA DOMENICA

L’aratro dell’Avvento viene da un sogno di Dio:
“Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri” (Is 2, 4).
E come tutti i sogni di Dio, porta vita, porta futuro.
L’aratro è indissolubilmente legato al seme:
sennò che senso avrebbe il suo lavoro
se non ci fosse il potenziale di futuro contenuto nel seme?
La terra è sollevata e arieggiata
perché lo accolga, perché ne diventi
la migliore casa possibile…
“Lo Spirito Santo scenderà su di te, Maria,
e la potenza dell’Altissimo
ti coprirà con la sua ombra”
(Lc 1,35).
Eccolo ancora il sogno di Dio: la giovane
di Nazareth può diventare terra fertile
per il Seme di vita nuova, l’Altissimo che si fa piccolezza.
Alla sua libertà la decisione. “Ecco la serva del Signore:
avvenga per me secondo la tua parola”
(Lc 1, 38).
Il suo “sì” fa avanzare l’aratro, la terra canta,
i fiumi battono le mani,
perché il Signore compie meraviglie!
Ma la stessa disponibilità dell’Immacolata madre del Signore
è chiesta a ciascuno di noi, perché l’aratro non può fermarsi.
Abbiamo la responsabilità del compimento dei sogni di Dio:
come potremo dire “no”?
Accogliamo fiduciosi il seme: ha la potenza di Dio!
A noi è chiesto solo un piccolo, quotidiano “sì”.
Lui farà il resto!

PRIMA DOMENICA

L’aratro affonda nella terra con costanza e umiltà.
La rivolta, perché si fortifichi, si purifichi
e sia pronta ad accogliere il seme.
L’aratro del tempo di Avvento ricorda a ciascuno di noi
che il Signore viene, sempre, comunque,
in ogni “quando” e in ogni “dove”
e ci prospetta futuro e novità…
Inizia una gravidanza: attendiamo Colui che viene
e che ci interpella: “Egli sarà giudice fra le genti e arbitro
fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci”
(Is 2, 4).
Anche nelle nostre vite, nelle nostre case
e nella nostra comunità è possibile
che le spade della divisione, della violenza, della superbia, diventino aratri
di misericordia, di unità, di bene.
La sonnolenza dell’indifferenza diventa aratro di vigilanza,
perché il giorno è vicino. Teniamoci pronti e operosi,
perché “nessuno che mette mano all’aratro
e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio”. (Lc 9, 62)