Le domeniche di Quaresima 2017

E’ un tempo di bellezza quello che comincia con il Mercoledì delle Ceneri. Non quella artificiale delle creme e dei trattamenti, dei gesti vuoti dell’esteriorità, ma della bellezza “dentro”.
E’ l’ora propizia: non ne possiamo più delle brutture del vuoto e della lontananza da noi stessi, dagli altri, dal Signore. Come dice san Paolo è “il momento favorevole” (2Cor 6,2) per tornare al nostro “primo amore” (Ap 2,4).
Saranno 40 giorni: numero biblico che dice cammino, fatica, crescita, conquiste e cadute, mancanza e pienezza.
Ci farà compagnia l’uomo, di ogni tempo, di ogni luogo, di ogni condizione, perché senza di lui è ipocrisia il nostro digiunare, bestemmia la nostra preghiera, condanna la nostra elemosina.
Intravvediamo davanti a noi i Tre Giorni della Pasqua del Signore: “deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti” (Eb 12,1).

 

DOMENICA DI PASQUA

Gesù disse a Maria: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo” (Gv 20,15).
Non ti sei sbagliata, donna di Magdala, è lui il Custode del giardino!
Il giardino della vita nuova, il giardino della varietà della speranza e del profumo della fedeltà, il giardino del colore dell’amore, il giardino di ogni riposo e di ogni bellezza.
“Nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto” (Gv 19,41).
Nessuno prima d’ora, nessuno dopo lui ha saputo trasformare l’abisso in giardino, ed ora, nella sua regale libertà e potenza, lo apre a tutti noi.
Mormora dolcemente la sua Acqua Viva e sradica, discreta e inarrestabile, ogni deserto.
Mai più la morte: il Custode del giardino l’ha estromessa per sempre.
Il giardino di Giuseppe d’Arimatea brilla della rugiada dell’alba. I piedi trafitti del Custode lo accarezzano sereni. Il pavone mostra bellezza ed eternità.
E’ Pasqua: nessuno resterà più senza Giardino.

 

DOMENICA DELLE PALME

Croce fiorita di ulivo… Rami di pace, spuntati dall’albero eretto dall’odio, dalla violenza, dall’oppressione. Profumo di olio, che anticipa il gesto di riverente affetto delle donne, lo spreco amoroso di Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea. Crisma di risurrezione che si accende col rosso del sangue, bagna questi rami e li trasfigura in Roveto ardente, dono e mistero, futuro e speranza.
“Ave, o croce, unica speranza,
in questo tempo di passione,
accresci ai fedeli la grazia,
ottieni alle genti la pace”.

 

 

 

 

QUINTA DOMENICA

Bende, lacci, prigioni… Ti avviluppano con sottile strategia, si infiltrano nei giorni, nelle relazioni, nei cuori, e stringono… Asfissia… Morte: la signora dei lacci, la padrona di ogni prigione, la sovrana del buio e dell’immobilità, la regina del “cattivo odore”. Ma a Betania no.
Sulla puzza di morte vince il profumo dell’amicizia di Dio con gli uomini, il buio è squarciato dalla luce accecante dell’amore, l’immobilità è devastata dalla Parola: “Lazzaro, vieni fuori!”.
Mirabile vittoria, che sta tutta dentro ad una lacrima e prefigura un altro sepolcro, un’altra alba, un altro splendore.
Signora dei lacci, padrona di ogni prigione, oggi sei umiliata dal comando del Vivo, dalla potenza del Vivente, dalla inarrestabile dolcezza della Risurrezione: “Liberalo e lascialo andare”. E in questo assaggio di sconfitta preparati all’umiliazione e alla distruzione, per sempre, per tutti: “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa”.

 

QUARTA DOMENICA

E’ cieco l’amore della Croce. Non vede buoni, cattivi, santi e ladroni.
Vede con gli occhi del cuore, che percepiscono solo figli di Dio, tutti,
chi vede e chi non vuol vedere; chi è cieco e ci vede e chi ci vede ma è cieco.
Il buio finisce nell’ora in cui, guardando il volto di una persona qualunque,
riconosco un fratello o una sorella. Fino a quel punto è ancora tenebra nel nostro cuore.
Solo la cecità dell’Uomo della Croce è feconda di luce, porta il sole nelle tenebre.
Giallo, caldo, luminoso e avvolgente: è l’abbraccio della luce, che preannuncia l’alba della risurrezione… luce per tutti… luce per sempre…

 

 

 

 

TERZA DOMENICA

Pozzo. Crocevia di bisogni, attese, ricerche, parole, silenzi…
Una donna, un uomo, una brocca, un orario…
Mezzogiorno: l’ora più calda, opprimente. Lui ha sete.
Lei ha la brocca e il desiderio che nessuno la veda, che nessuno le parli: per questo sceglie l’ora in cui nessuno va al pozzo.
Ma lui è lì: non ha sete di acqua… Ha sete della sete di lei.
Lei è lì: il pozzo non la disseterà… Ha sete dell’Acqua di lui.
In mezzo la brocca: sembrava così importante e alla fine resta lì… Segno di un incontro, oggetto di un dialogo, nostalgia di altre acque, che solo lui può dare.
Il pozzo diventa vivo. La brocca diventa sorgente. Il futuro diventa presente.

 

 

 

SECONDA DOMENICA

Veste di luce sotto alla croce: mi avvolge di alba di risurrezione dal giorno del Battesimo.
Splendore di dignità che viene dal Padre: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare” (Lc 15,22).
Mantello di vita nuova, che mi trasfigura di fede, così che i miei occhi colgano nello Sfigurato “il più bello tra i figli dell’uomo” (Sal 45,3).
“Vinci la morte e fa’ risplendere anche su di me la vita” (2Tm 1,10), perché anch’io sono figlio amato.
“Venne data a ciascuno di loro una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco” (Ap 6,11). Con la tua veste, Signore, affrontiamo la pazienza dei giorni e li illuminiamo con il tuo splendore.

 

 

 

PRIMA DOMENICA

Sotto alla croce pane e pietre: compagnie di sempre di ognuno di noi…
Pietre da tirare, per affermare ragioni. Pietre che ti fanno inciampare, per scoraggiare la salita.
Il tentatore chiede a Gesù di scolpirle in pane…
Magia affascinante, tentazione terribile di essere giocoliere di Dio a nostra beffa.
No. Le pietre resteranno pietre. Lui scolpirà il pane.
Lo renderà profondo di Parola, profumato di Dono, carico di Presenza.
Perché di questo pane si può vivere. Di magie no…

 

 

 

 

MERCOLEDI’ DELLE CENERI

Il Vangelo del ricco e del povero Lazzaro (Lc 16, 19-31) ci aiuta a prepararci bene alla Pasqua che si avvicina. La liturgia del Mercoledì delle Ceneri ci invita a vivere un’esperienza simile a quella che fa il ricco in maniera molto drammatica. Il sacerdote, imponendo le ceneri sul capo, ripete le parole: “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai”. Il ricco e il povero, infatti, muoiono entrambi e la parte principale della parabola si svolge nell’aldilà. I due personaggi scoprono improvvisamente che “non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via” (1Tm 6,7).
Dal messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2017